Estratto dallo studio di fattibilità
Il Paleo Alveo della Morla

La Morla, al femminile secondo la corretta accezione tradizionale, trae le sue origini dal versante meridionale del Canto Alto, dove nelle vallecole di Baderen e della Morla nascono i due rami principali del corso d’acqua. Inizialmente attraversa il territorio di Sorisole e Ponteranica, poi giunge rapidamente a Bergamo e superata Valtesse scorre nel centro della città. La Morla, in questa prima parte del suo tragitto presenta un andamento decisamente naturaliforme, tanto che anse e curve si susseguono l’un l’altra come di norma avviene in un corso d’acqua naturale.

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Superato il ponte di Borgo Palazzo la Morla piega decisamente verso sud in prossimità dell’incrocio tra via Madonna della Neve e via Martiri di Cefalonia, in questo tratto il corso d’acqua non è visibile, ma se ne intuisce l’andamento osservando i sovrastanti parcheggi pubblici e privati (Italcementi). Da qui in poi la Morla assume un aspetto perfettamente rettilineo già evidente dal ponte di via Bono e prosegue così fino a Campagnola, per poi attraversare Azzano San Paolo e giungere a Zanica, corre a lato della strada Cremasca.

Giunta a Zanica devia di colpo per raggiungere, sempre con andamento rettilineo l’abitato di Comun Nuovo che supera per spingersi poi fino a Spirano, dove la Morla cessa di esistere come corso d’acqua vero proprio distribuendo le sue acque in numerosi fossi irrigui.

È evidente che nella seconda parte del suo tragitto la Morla non presenta più le caratteristiche del corso d’acqua naturale, bensì scorre in un alveo artificiale che, dato l’andamento perfettamente rettilineo, è opera dell’uomo. Nell’alto medioevo infatti il corso d’acqua della Morla è stato deviato al fine di irrigare alcune porzioni dell’alta pianura asciutta bergamasca e proprio lungo questo corso artificiale e grazie alle sue acque nasceranno in seguito gli abitati di Campagnola e di Comun Nuovo. Inoltre lungo il suo percorso originale la Morla formava, proprio nei dintorni del Santuario delle Madonna dei Campi, una vasta area paludosa oggi scomparsa.

È evidente che nella seconda parte del suo tragitto la Morla non presenta più le caratteristiche del corso d’acqua naturale, bensì scorre in un alveo artificiale che, dato l’andamento perfettamente rettilineo, è opera dell’uomo. Nell’alto medioevo infatti il corso d’acqua della Morla è stato deviato al fine di irrigare alcune porzioni dell’alta pianura asciutta bergamasca e proprio lungo questo corso artificiale e grazie alle sue acque nasceranno in seguito gli abitati di Campagnola e di Comun Nuovo. Inoltre lungo il suo percorso originale la Morla formava, proprio nei dintorni del Santuario delle Madonna dei Campi, una vasta area paludosa oggi scomparsa.

Tali aree, dal medioevo fino agli anni ’80, venivano sfruttate, sia per la natura limosa dei terreni che per la loro pendenza costante, per realizzare delle marcite. Le marcite erano un tipico sistema di coltivazione della Lombardia e consistevano in prati stabili che in inverno venivano irrigati di continuo, così che la temperatura costante e meno rigida dell’acqua permetteva all’erba di vegetare anche in inverno garantendo anche 8-10 tagli all’anno. Ed era proprio per il verdeggiare delle marcite che interrompevano il manto candido della neve che i viaggiatori stranieri descrivevano con stupore la pianura lombarda come "un jardin perpétuel", un giardino sempre verde, perpetuo, condizione ben nota anche a Carlo Cattaneo che nei suoi scritti annotava "una parte del piano, per arte ch'è tutta nostra, verdeggia anche nel verno, quando all'intorno ogni cosa è neve e gelo”.