Leucojum vernum
campanellino di primavera
LA FLORA
Anemone nemorosa
anemone bianca
LA FLORA
Anemone ranuncoloides
anemone gialla
LA FLORA
Primula vulgaris
primula comune
LA FLORA
Ranunculus ficaria
ranuncolo flavagello
LA FLORA
La Morlana
corso naturale e ricco di vegetazione
LA FLORA
Felci lungo la roggia Morlana
LA FLORA
Siepe arborea arbustiva
su scarpata morfologica in febbraio
LA FLORA
Symphytum tuberosum
consolida femmina
LA FLORA

La flora presente entro le aree del Plis si può in prima istanza suddividere in seminaturale e sinantropica. La vegetazione seminaturale, poco soggetta all’azione dell’uomo, tende ad uno status di completa naturalità, mentre la vegetazione sinantropica è direttamente originata e determinata dall’attività umana.

La vegetazione seminaturale

All’interno delle aree agricole del parco la vegetazione seminaturale è presente sotto forma di siepi arboreo arbustive poste sia lungo il reticolo idrografico, sia lungo le scarpate morfologiche o tra i campi.

1) Le siepi ripariali lungo il reticolo idrografico

Le sponde di corsi d’acqua naturali e rogge costituiscono uno dei maggiori depositi di biodiversità locale, sono infatti i luoghi dove si rifugiano molte specie spontanee che non trovano posto nelle aree coltivate. Le cortine si inspessiscono in particolare presso le anse e nei pressi dei manufatti idraulici dove si intersecano o si diramano i canali e proprio in questi luoghi si riscontra la maggiore concentrazione di specie floristiche di interesse. Le siepi ripariali presentano, in una superficie lineare di pochi metri quadrati, una ricchezza floristica paragonabile a quella di un bosco e questa particolare ricchezza di specie può essere attribuita alla stabilità dell’habitat e alla fertilità del suolo in cui le rogge scorrono.

La situazione di maggiore ricchezza vegetazionale si riscontra lungo la roggia Morlana che presenta su entrambe le rive una cortina verde che la accompagna lungo quasi tutto il suo percorso. Anche la roggia Piuggia di Stezzano presenta una doppia cortina arboreo arbustiva, limitatamente però al tratto compreso tra l’intersezione con la Morlana e la ferrovia, mentre risulta compromessa la situazione della roggia Guidana le cui sponde sono state completamente cementificate. Più articolata la situazione lungo la Morletta, che segna il confine tra Lallio e Bergamo, infatti lungo questo corso d’acqua è presente una doppia cortina arboreo arbustiva che in alcuni tratti si amplia fino a formare veri e propri nuclei boschivi, cui però si alternano tratti spogli con la presenza di fabbricati, anche recenti, che giungono a filo dell’alveo come avviene nell’area industriale di Lallio.

Tra le specie arboree autoctone si riscontrano esemplari di Alnus glutinosa (ontano nero), Populus nigra (pioppo nero), Salix alba (salice bianco), Acer campestre (acero campestre) e di Fraxinus excelsior (frassino maggiore), ma anche qualche rara presenza di Quercus robur (farnia), di Ulmus minor (olmo campestre) e di Carpinus betulus (carpino bianco). Tra le specie non autoctone forte è la presenza di Robinia pseudoacacia (robinia), ma anche di Platanus hybrida (platano) e di Ailanthus altissima (ailanto).

Tra gli arbusti i più comuni sono Sambucus nigra (sambuco), Cornus sanguinea (sanguinella), Crataegus monogyna (biancospino), Ligustrum vulgare (ligustro) e Prunus spinosa (prugnolo).

Tra le erbacce si segnalano il Leucojum vernum (campanellino di primavera), l’Anemone nemorosa (anemone dei boschi), il Symphytum tuberosum (consolida femmina), la Campanula trachelium (campanula selvatica), il Geum urbanum (cariofillata comune), la Circaea lutetiana (erba maga comune), la Vinca minor (pervinca), la Primula vulgaris (primula comune), la Campanula trachelium (campanula selvatica), la Poa nemoralis (fienarola dei boschi), il Lamiastrum galeobdolon (ortica mora), la Leopoldia comosa (giacinto dal pennacchio) e l’Anemone ranunculoides (anemone giallo) presente con una unica stazione all’interno del parco. Molte di queste specie sono protette della Regione Lombardia ai sensi della D.G.R. 18438/78 e la raccolta è vietata o fortemente limitata.
Le siepi ripariali sono caratterizzate da climi freschi e umidi grazie alla presenza  dell’acqua che scorre e ciò consente anche lo sviluppo di specie tipiche degli ambienti freschi e umidi, quali la rara Dryopteris filix-mas (felce maschio), l’Aegopodium podagraria (girardina silvestre), l’Alliaria petiolata (alliaria comune), il Cucubalus baccifer (erba cucco), l’Eupatorium cannabinum (canapa acquatica), il Myosoton aquaticum (stellaria acquatica), il Polygonum hydropiper (poligono pepe d’acqua), il Ranunculus ficaria (ranuncolo favagello), la Valeriana officinale (valeriana comune) e il Carex pendula (carice maggiore), mentre dentro l’acqua fiorisce il Ranunculus fluitans (ranuncolo acquatico).

2) Le siepi su scarpate morfologiche e interpoderali

Anche tra i campi sono presenti delle brevi siepi lineari, mentre sulle scarpate morfologiche, ad esempio le scarpate del paleoalveo della Morla, sono presenti delle siepi arboreo arbustive di significativa importanza. Lungo queste cortine verdi è presente una flora nemorale tipica di ambienti boschivi caldi e asciutti.

Queste siepi a livello arboreo sono caratterizzate da una forte presenza di specie alloctone quali Robinia pseudoacacia (robinia) e Platanus hybrida (platano), anche se non mancano presenze più qualificanti come esemplari di Celtis australis (bagolaro), Fraxinus ornus (frassino minore) e rari esemplari di Quercus robur (farnia) e di Ulmus minor (olmo campestre).

Da un punto di vista della componente erbacea, le specie che meglio segnalano gli aspetti più caldi e aridi delle siepi sono l’Achillea millefolium (millefoglio), l’Agrimonia eupatoria (agrimonia comune), l’Allium oleraceum (aglio selvatico), l’Avena fatua (avena selvatica), la Cruciata laevipes (crocettona comune), il Dipsacus fullonum (scardaccione selvatico), l’Hypericum perforatum (erba di San Giovanni comune) e la Silene vulgaris (silene rigonfia), ma lo strato floreale è ulteriormente arricchito anche dalla presenza di Crocus biflorus (zafferano selvatico), Anemone nemorosa (anemone dei boschi), Symphytum tuberosum (consolida femmina), Campanula trachelium (campanula selvatica), Geum urbanum (cariofillata comune), Brachypodium sylvaticum (paleo comune), Tamus communis (tamaro), rampicante che in autunno presenta frutti rossi, e Vinca minor (pervinca).

La vegetazione sinantropica

All’interno del parco la vegetazione sinantropica è suddivisibile in tre classi, la vegetazione dei coltivi, la vegetazione delle aree dismesse e dei bordi stradali e la vegetazione della massicciata e della scarpata ferroviaria.

1) La vegetazione dei coltivi

Questa categoria si suddivide a sua volta in tre sottoclassi, la vegetazione delle colture dei suoli sarchiati, la vegetazione delle colture cerealicole e la vegetazione dei prati polifiti.
a) Le colture sarchiate 
Le colture sarchiate (mais, soia, orticole, ecc) presentano dalle condizioni molto selettive per la vegetazione spontanea, perché mutano con grande rapidità; infatti alla semina vi è abbondanza di luce, ma non appena il mais e le altre colture vi crescono l’ambiente si fa buio e umido, inoltre le continue lavorazioni costringono le specie spontanee a svolgere il loro ciclo biologico in tempi strettissimi. Pertanto le poche specie naturali presenti devono essere molto competitive e di norma sono considerate infestanti.
b) La vegetazione delle colture cerealicole
Nelle colture cerealicole (orzo, frumento, ecc) convive un'associazione vegetale infestante, nata insieme all'agricoltura circa 10.000 anni fa in Medio Oriente e da lì diffusa in Europa, seguendo l'espandersi della coltivazione dei cereali. Analogamente a quanto visto per le colture sarchiate anche queste sono piante a rapido sviluppo, i cui semi cadono prima della trebbiatura o vengono raccolti assieme alle cariossidi dei cereali motivo per cui vengono riseminate di anno in anno e sono state diffuse assieme ai cereali.
Queste specie sono ormai scomparse dai loro ambienti naturali originari e oggi vivono solamente nei coltivi o ai margini dei campi, purtroppo però l'uso massiccio dei diserbanti le sta ormai portando all'estinzione. Le essenze più comuni sono Centaurea cyanus (fiordaliso vero), Papaver rhoeas (papavero comune), Legousia speculum-veneri (specchio di Venere comune), Viola arvensis (viola dei campi) e Matricaria chamomilla (camomilla comune). A differenza di quanto avviene per le colture sarchiate, le specie delle colture cerealicole hanno anche un elevato valore paesaggistico e simbolico, si pensi alla capacità di arricchire cromaticamente gli spazi agricoli tipica di fiordalisi, papaveri e camomilla.
c) La vegetazione dei prati polifiti
La vegetazione presente nei prati e utilizzabile come foraggio è in parte opera delle scelte agronomiche ed in parte spontanea. La maggior parte delle graminacee e alcune leguminose come Trifolium pratense (trifoglio pratense) e Medicago sativa (erba medica) sono frutto del lavoro dell’agricoltore, mentre sono spontanee molte altre specie, anche se non sempre utili ai fini agricoli, quali ad esempio Lotus corniculatus (ginestrino comune), Taraxacum officinale (dente di leone), Crepis vesicaria (radicchiella vescicosa), Leucanthemum vulgare (margherita comune), Cardamine hirtsuta (billeri primaticcio), Galium mollugo (caglio tirolese), Rumex acetosa (romice acetosa) e Achillea roseo-alba (millefoglio bianco-roseo).

2) La vegetazione di aree dimesse, accumulo di inerti e dei bordi stradali

Le specie caratterizzanti questi ambienti si sono specializzate a vivere in substrati poveri, aridi, spesso e volentieri tollerano condizioni estreme e non presentano particolare valore naturalistico trattandosi per lo più di specie molto diffuse, spesso provenienti da aree con clima arido, ma anche tropicale e subtropicale.

In presenza di aree dismesse e di cumuli di inerti si hanno inizialmente essenze pioniere, quali ad esempio gli Amaranthus (amaranto) e Chenopodium (farinello), che successivamente, sono sostituite da piante bienni o perenni, ad esempio Agropyron repens (gramigna comune), Cynodon dactylon (gramigna rampicante), Potentilla reptans (cinquefoglia comune), l’Artemisia verlotorum (l’assenzio dei fratelli Merlot), Cichorium intybus (cicoria comune) e Convolvulus arvensis (vilucchio comune). Queste specie utilizzano a proprio favore la diversificazione del substrato operata dalle specie pioniere e possono a loro volta consentire l’insediamento di consorzi più evoluti e stabili se l’attività antropica non lo impedisce.

I bordi delle strade e le strade campestri a fianco dei coltivi sono invece ricoperti da una vegetazione erbacea, per lo più graminacee, caratterizzata dalla rapida maturazione e rilascio dei semi.

3) Massicciata e scarpata ferroviaria

La massicciata costituisce un habitat arido, con condizioni talvolta estreme eppure ospita un buon numero di specie anche se di scarso valore naturalistico. La linea ferroviaria consente spesso la diffusione di specie esotiche che si diffondo su vastissimi areali correndo lungo la ferrovia, si pensi ad esempio al Senecio inaequidens (senecione sudafricano) giunto da noi non molto tempo orsono e che colora di giallo le massicciate con la sua intensa fioritura.

Più in generale lungo le linee ferrate si riscontrano specie che si sono evolute sulle rupi e si sono poi adattate alle massicciate, ma anche essenze originarie dei prati aridi del centro Europa e dell’Asia e molte sono le specie che provengono dei luoghi aridi e caldi dell’area mediterranea.

La scarpata, dove è possibile anche l’insediamento della vegetazione arborea, è un ambito soggetto a forti stress (abbattimenti, decespugliamento) e tali condizioni determinano il netto prevalere di specie tipiche degli ambienti disturbati quali Rubus hulmifolius (rovo comune), Robinia pseudoacacia (Robinia), Amorpha fruticosa (indaco bastardo), Acer negundo (acero americano) e Phytolacca americana (uva turca).